Università di Parma

Giovani ricercatori a parma: Scienza dei Materiali

Il nostro Ateneo è sede di moltissime eccellenze nel campo della Ricerca Scientifica. 

L'Informagiovani di Parma, che collabora con l'Università degli Studi di Parma in diversi ambiti, vuole dare visibilità ai giovani ricercatori che lavorano sul nostro territorio. 

Oggi la ricercatrice in Scienza dei MaterialiCristina Sissa ci racconta di sè, del suo lavoro e della sua passione per la ricerca!

Breve presentazione: chi sei, cosa fai, da dove arrivi e dove stai andando.

Mi chiamo Cristina Sissa, sono una ricercatrice del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale. Tutta la mia formazione è stata nell’ambito della scienza dei materiali, presso l’Università di Parma. Durante il dottorato ho avuto la possibilità di svolgere la mia attività di ricerca anche all’estero per qualche mese (in Francia e India), e il confronto con altre realtà è molto importante per la crescita in ambito lavorativo e personale.

Come hai scelto di dedicarti alla ricerca? 
La scelta di dedicarmi alla ricerca è maturata negli anni. L’interesse per la ricerca è nato durante il periodo di tesi, e poi è diventata una passione durante il dottorato. Finito il dottorato ho avuto un’esperienza lavorativa non legata alla ricerca (ho insegnato a scuola per qualche mese): è stato bello provare a fare qualcosa di diverso, ma in quel momento ho anche capito che volevo continuare a dedicarmi alla ricerca.

Qual è l'ambito principale della tua ricerca? In cosa consiste?

Mi occupo principalmente di coloranti per applicazioni in ambiti molto diversi, dagli OLED (LED organici) alla microscopia. Io mi occupo di studiare come si comportano questi coloranti a seconda dell’ambiente in cui si trovano (in soluzione, in matrice, nei tessuti biologici, ecc.), e di come si modificano le loro proprietà ottiche (cioè il colore della luce che assorbono e che eventualmente emettono), per poterli ottimizzare per applicazioni specifiche. Il mio lavoro è molto vario: mi occupo sia di lavoro sperimentale in laboratorio, che di lavoro teorico. In laboratorio studio le interazioni di questi materiali con diversi tipi di luce (tecniche spettroscopiche). Dal punto di vista teorico mi occupo invece dello sviluppo di modelli per interpretare e prevedere il comportamento di questi materiali.

La didattica è parte integrante del mio lavoro di ricerca, e l’interazione con gli studenti è per me sempre un momento di confronto e di crescita. Spiegare agli studenti nuovi concetti durante i corsi, interagire e confrontarmi con loro durante i periodi di tirocinio o di tesi è un aspetto molto interessante del mio lavoro, perché permette di vedere il problema attraverso occhi e prospettive diverse.

Qual è l'aspetto più affascinante o interessante del tuo lavoro?

La cosa più affascinante del mio lavoro è che ogni giorno mi pone davanti a nuove sfide. Quando si affronta un problema di cui non si conosce la soluzione bisogna sempre mettere in campo nuove risorse, studiare cose nuove, e ideare nuove strategie per analizzare, sviluppare e (possibilmente) risolvere il problema. Mi piace molto collaborare con ricercatori che lavorano in ambiti diversi e talvolta complementari al mio perché si impara sempre qualcosa di nuovo. Inoltre mi appassiona affrontare problemi complessi, che richiedono competenze diverse, e dunque la collaborazione multidisciplinare.

Cosa consigli ai giovani interessati ad avvicinarsi al mondo della ricerca universitaria?

Consiglio di seguire le passioni personali sempre! Il mondo della ricerca è appassionante e ricco di opportunità e vale la pena provarci. Le opportunità vanno colte quando si presentano, senza aver paura di cambiare e affrontare nuove sfide. Indubbiamente gli ostacoli si possono incontrare, ma la determinazione è fondamentale per raggiungere i propri obiettivi. Uno delle difficoltà più comuni della ricerca riguarda il reperimento dei fondi per proseguire la propria attività: è dunque importante che un giovane ricercatore inizi presto a scrivere progetti per trovare finanziamenti per le proprie ricerche

Quale ambito applicativo prevedi per i risultati dei tuoi studi?

I materiali che studio trovano applicazioni in molti ambiti diversi che vanno dalla biomedicina (label fluorescenti per la microscopia) alla fotonica (materiali per OLED, sensori fluorescenti, sistemi chirali ecc.). Dal mio punto di vista è anche molto importante e dedicare attenzione allo studio di fenomeni fondamentali, al fine di comprendere al meglio gli aspetti fisico-chimici che determinano le proprietà peculiari di questi sistemi, per poi poterli ottimizzare o sfruttare al meglio per applicazioni future.

Su quali tematiche ti piacerebbe in futuro condurre i tuoi studi?

Nei prossimi quattro anni avrò la possibilità di aprire nuove collaborazioni internazionali e di consolidarne di già avviate, grazie a un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, di cui sono coordinatrice internazionale. L’attività di ricerca ha l’obiettivo di sviluppare nuovi materiali e tecniche per la visualizzazione tridimensionale di campioni biologici per applicazioni diagnostiche e terapeutiche e, a Parma, verrà svolta in collaborazione con il Dipartimento di Scienze degli alimenti e de farmaco. Il progetto Micro4Nano (Multifunctional nanocarriers for nonlinear microscopy: new tools for biology and medicine - Nanocarrier multifunzionali per microscopia non lineare: nuovi strumenti per la biologia e la medicina) si inserisce nelle attività del laboratorio ParmaPhotonics e in particolare ha il suo cuore nel laboratorio di microscopia e spettroscopia non-lineare Parma2Photons, nato recentemente grazie a un finanziamento da parte dell’Ateneo, del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale (attraverso il finanziamento per l’iniziativa COMP-HUB attribuito dal MIUR al Dipartimento di Eccellenza), e dall’Istituto IMEM-CNR. 

Micro4Nano è un progetto che finanzia la mobilità di ricercatori. I ricercatori coinvolti avranno l’opportunità di svolgere attività di ricerca e formazione in laboratori accademici e non accademici, distribuiti in 10 Paesi tra Europei (Croazia, Finlandia, Francia, Italia, Polonia, Spagna) ed extra-Europei (Argentina, Israele, Malesia, Stati Uniti)

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