Università di Parma

Giovani ricercatori a parma: Nutrizione Umana

Il nostro Ateneo è sede di moltissime eccellenze nel campo della Ricerca Scientifica. 

L'Informagiovani di Parma, che collabora con l'Università degli Studi di Parma in diversi ambiti, vuole dare visibilità ai giovani ricercatori che lavorano sul nostro territorio. 

Oggi il ricercatore in Nutrizione Umana Pedro Mena  ci racconta di sè, del suo lavoro e della sua passione per la ricerca!

Breve presentazione: chi sei, cosa fai, da dove arrivi e dove stai andando.
Sono Pedro Mena, ricercatore e docente di nutrizione umana presso il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco dell’Università di Parma. Mi sono laureato nel 2008 come ingegnere agronomo e ho fatto un dottorato di ricerca in biologia molecolare e cellulare in Spagna. Durante questo periodo di dottorato ho avuto l’opportunità di collaborare per un periodo con il gruppo di ricerca del professor Daniele Del Rio, all’interno dell’Unità di Nutrizione Umana dell’Ateneo. L’arrivo definitivo a Parma è avvenuto nel 2013, quando ho cominciato a lavorare come assegnista con Del Rio e il resto di colleghi
dell’Unità di Nutrizione Umana. Alla domanda filosofica di dove stai andando posso soltanto dire che mi impegno giornalmente nello svolgere una ricerca di qualità, interdisciplinare e applicata, così come nel formare, nel miglior modo possibile, laureati con adeguate competenze nell’affascinante mondo della nutrizione.

Come hai scelto di dedicarti alla ricerca? 
Bella questa domanda. Sin da piccolo sono stato attirato della ricerca. Già un mio professore della scuola media parlò con i miei genitori dicendo che sarei diventato un ricercatore (facevo troppe domande!). Biologi sono i miei genitori e un po’ di ricerca l’hanno fatta anche loro. Questo probabilmente ha segnato un po’ la mia strada. La curiosità però è quella che mi ha portato veramente a diventare ricercatore: all’inizio dell’università ho capito subito che volevo diventare ricercatore e così già prima di finire la magistrale sapevo che volevo fare un dottorato di ricerca e far ricerca durante tutta la mia
vita. Infatti, ho cominciato a frequentare un gruppo di ricerca due anni prima di finire la magistrale.
Anche Erich Fromm è responsabile di questa scelta poiché affermava nel suo libro L’arte di amare che l’uomo per essere libero deve avere un lavoro creativo. La ricerca è infinitamente creativa. Per fortuna questa mia passione trova una conferma ogni giorno.

Qual è l'ambito principale della tua ricerca? In cosa consiste?
Mi occupo dello studio dei composti bioattivi presenti negli alimenti e del loro effetto sulla salute dell’uomo. Studio principalmente i composti fenolici, i composti che danno colore al vino rosso e ai frutti di bosco e sapore a tanti prodotti di origine vegetale. La parte centrale della mia ricerca consiste nell’analisi di campioni alimentari e biologici (plasma e urina principalmente) attraverso tecniche di spettrometria di massa. Siamo in grado di
identificare piccole molecole di origine alimentare. E’ attraverso queste analisi che valutiamo il metabolismo e la disponibilità dei composti bioattivi, la variabilità interindividuale nel loro metabolismo e il loro effetto sulla salute. Queste ricerche, che svolgo insieme al team del Prof. Del Rio, vengono arricchite delle competenze degli altri membri dell’Unità di Nutrizione Umana. Infatti, le linee di ricerca del Prof. Furio Brighenti e 
della Prof.ssa Francesca Scazzina sono linee complementari alle mie attività, come il rilevamento e la valutazione nutrizionale della dieta e l’interazione tra i diversi componenti degli alimenti come, per esempio, la fibra. Queste collaborazioni all’interno del gruppo favoriscono una maggior comprensione della complessità del rapporto dell’uomo con gli alimenti.

Qual è l'aspetto più affascinante o interessante del tuo lavoro?
L’aspetto più affascinante è probabilmente il fatto che, come praticamente in ogni ambito scientifico, in seguito ad una scoperta compaiono tante altre domande. Il fatto di non smettere mai di scoprire e pensare cose nuove e di essere sfidato ti porta a cercare soluzioni attraverso scenari finora mai esplorati. La possibilità di portare avanti queste ipotesi insieme ad un team di ricerca, che oltre che composto di bravi ricercatori è composto da bravissime persone, rende incredibilmente affascinante e interessante il mio lavoro.

Cosa consigli ai giovani interessati ad avvicinarsi al mondo della ricerca universitaria?
Che si pongano delle domande e le condividano con i loro docenti, che appena sentano accesa la fiamma della curiosità entrino in contatto con dei ricercatori, che facciano un tirocinio in un laboratorio. Che non abbiano paura di chiedere qualunque dubbio a qualunque persona. Se sono interessati a dedicare la loro vita a favore della ricerca la strada giusta è quella del dottorato di ricerca. Non si pentiranno!

Quale ambito applicativo prevedi per i risultati dei tuoi studi?
Da una parte c’è la produzione di alimenti più salutari o funzionali che contengano composti benefici per specifiche funzioni fisiologiche. C’è anche lo sviluppo di preparati nutraceutici e integratori alimentari. Ma forse quello più appassionante è quello della nutrizione personalizzata: essendo in grado di capire e comprendere la risposta fisiologica individuale in seguito all’assunzione di un alimento o una dieta si possono sviluppare alimenti e consigli nutrizionali mirati per un singolo individuo o specifici gruppi della popolazione.

Su quali tematiche ti piacerebbe in futuro condurre i tuoi studi?
In realtà il futuro potrei dire che è oggi. Attualmente sto lavorando attivamente al progetto PREDICT-CARE, un progetto di ricerca molto competitivo e ambizioso di una durata di 5 anni che è cominciato a gennaio di questo anno. Il progetto mira a sviluppare strumenti integrati per la predizione, a livello individuale, della risposta cardiometabolica al consumo dei composti fenolici, prendendo in considerazione le differenze interindividuali sia nel
metabolismo che negli effetti sulla salute di questi composti bioattivi. E’ l’antipasto di programmi di nutrizione personalizzata attraverso alimenti di origine vegetale. La continuazione naturale di questo progetto è quella di includere altri composti bioattivi e nutrienti presenti negli alimenti, prendendo in considerazione diverse tipologie di dieta e tenendo conto del contributo del nostro microbiota intestinale. In generale, mi piacerebbe continuare a fare una ricerca di base e trasversale che abbia un’applicazione immediata nei soggetti coinvolti nella sperimentazione.

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